"I Sardi della Brigata Reggio - Storia del 46° Reggimento Fanteria nella guerra del 1915-1918". L'Autore è Nicola Oliva, nuorese trapiantato in Veneto, laurea magistrale in Scienze Storiche a Padova, che ha condotto un ventennale lavoro di ricerca sul coinvolgimento dei Sardi nella Grande Guerra. Il volume dedicato al 46° sarà seguito a breve da quello dedicato al reggimento "gemello", il 45°. Vivendo e lavorando a Belluno vicino ai luoghi del fronte dolomitico che videro impegnata la REGGIO, Oliva ha raccolto materiale negli archivi, documenti, foto e lettere dei reduci sardi che indossavano le mostrine bianco-verdi, portando avanti un progetto che si propone, a più di cento anni dalla fine della Grande Guerra, di ricordare il sacrificio di quei soldati e portare in luce la storia di una Brigata ingiustamente trascurata dalla storiografia accademica. Costituita nel 1859 a Reggio nell'Emilia, la città del Tricolore, la REGGIO è entrata a far parte all'inizio del 1860 dell'Armata Sarda e dal 4 maggio 1861 nell'Esercito permanente  del neo costituito Regno d'Italia. La Brigata REGGIO ha combattuto nella Terza guerra d'Indipendenza, ha partecipato alla presa di Roma e alla lotta al brigantaggio nel sud Italia prima di essere trasferita all'inizio del XX secolo in Sardegna.  Il 46° Reggimento Fanteria, di stanza a Cagliari nella Caserma "Carlo Alberto", attuale sede della Polizia di Stato in viale Buoncammino. Il 45° a Sassari.
Durante la mobilitazione segreta all'inizio del 1915, dai depositi reggimentali del 46° arrivarono i quadri che costituirono il 151° Fanteria a Sinnai, dal 45° quelli che diedero vita al 152° a Tempio Pausania per formare la Brigata di Milizia Mobile SASSARI.
Nell'introduzione Carlo Figari, giornalista e scrittore cagliaritano, pronipote di Filippo Figari, l'artista autore della cartolina reggimentale scelta come copertina del volume, individua una serie di elementi obbiettivi che spiegano la disattenzione sulla Brigata REGGIO e afferma che la ricerca  di Nicola Oliva va "Oltre il mito della Brigata SASSARI". "Mito" originato dal fatto eccezionale della citazione sul Bollettino di guerra (Gli intrepidi sardi della Brigata Sassari...) dopo l'impresa della Trincea dei Razzi e delle Frasche e le prime due Medaglie d'Oro al Valor Militare alle Bandiere del 151° e del 152°, concesse motu proprio dal re Vittorio Emanuele III. Inevitabile l'attenzione degli inviati al fronte e della propaganda militare che hanno fatto diventare la SASSARI il "simbolo di un’intera regione e di un popolo - scrive Figari - che si distingue dal resto della nazione per lingua, cultura, radici", trascurando quasi completamente gli altri reparti "isolani". "I Sardi hanno contato oltre 15 mila Caduti, su centomila uomini arruolati, ritenuto sinora il più alto numero di vittime rispetto alla popolazione. Secondo alcune fonti, di cui si parlerà in questo libro, la Sardegna - continua Figari - tuttavia sarebbe superata dalla Basilicata quale regione con la percentuale più alta di Caduti. Un particolare oggettivamente importante, ma che in sostanza non cambia l’entità del sacrificio degli isolani che si immolarono nelle trincee per gli ideali di una nuova Patria. Ciò che qui, invece, ci preme evidenziare è che tutti quei morti sardi non appartenevano alla SASSARI e non tutti i sardi furono arruolati in quella che viene considerata la prima brigata formata su base regionale. Un fatto, anche questo, in realtà non esatto, ma che va a rafforzare quel mito di cui si diceva"
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Carlo Figari ricorda nell'introduzione che i Sardi combatterono in tutti i Corpi delle Forze Armate. Il primo caduto isolano, proprio all’alba del primo giorno di guerra, non fu neppure un fante, ma un marinaio: il sottocapo Luigi Olla, ventitreenne di Quartu Sant'Elena. Il 31 maggio, nel settore di Tolmino, morì il primo soldato sardo, Alberigo Lorrai, del 41° Reggimento fanteria "Modena". "Quel giugno morirono 104 sardi, più del doppio nel mese successivo (361) in un crescendo di croci che salirà a 3187 nel 1916, poi a 3880 nel 1917 e 3902 nel 1918. Ma i militari sardi, a causa delle ferite, continuarono a morire anche a guerra conclusa: 461 nel 1919 e 141 nel 1920. Questi numeri - scrive ancora Figari - non sono aride cifre, ma ciascuno rappresenta la storia di un sardo, dai giovanissimi ai più anziani, chiamati a combattere in una guerra lontana da casa che si trasformerà in un immenso mattatoio. Almeno 650 mila gli italiani morti nel conflitto, ma c’è chi sostiene oltre 700 mila".


24 settembre 1917, gruppo di ufficiali del 46° Fanteria (Archivio Nicola Oliva)

Ecco quindi l'importanza del lavoro di Nicola Oliva. "La ricostruzione di vicende, fatti ed episodi bellici, la descrizione di personaggi e figure, talvolta davvero oscure - scrive nella nota introduttiva Alberto Monteverde, ufficiale della Riserva Selezionata ed esperto di Storia Militare - ma non meno interessanti di altre più in vista e ben note si basa su una solida documentazione in buona parte proveniente dall'Archivio dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito e soprattutto dai diari storici delle unità combattenti, sempre prodighi di informazioni dettagliate, schizzi e appunti di primissima mano, assai spesso vergati nel corso di un'azione o sotto il grandinare della mitraglia nemica, e dunque non solo veritieri, ma di assoluto coinvolgimento".
E "I Sardi della Brigata Reggio - Storia del 46° Reggimento Fanteria nella guerra del 1915-1918" diventa di pagina in pagina sempre più coinvolgente, ricostruendo le vicende del Reggimento nella guerra in alta quota sulle Dolomiti, in condizioni ambientali tremende. Località che la toponomastica di molti Comuni sardi ricorda: Sief, Col di Lana, Tre Sassi, Pasubio. Sul fronte dolomitico operò, giova ricordare, il 5° Reggimento Genio Minatori (ora 5° Genio Guastatori della Brigata SASSARI) la cui XII Compagnia era interamente costituita da minatori sardi che furono protagonisti della lotta condotta nelle viscere delle Alpi per creare ripari per uomini e artiglierie e per distruggere le postazioni avversarie. Anche di loro non si sapeva quasi nulla fino al 2018 quando, a più di 100 anni dalle loro imprese nella Grande Guerra, le vicende dei minatori sardi partiti dal Deposito di Ozieri, sono riemerse dall'oblio grazie alla riedizione anastatica del volume "Memorie di Guerra della XII Compagnia Minatori del V Genio" a cura di Giorgio Pellegrini e Donatella Rita Fiorino.
Il meticoloso lavoro di ricerca di Nicola Oliva ricostruisce le vicende belliche del 46° che nel novembre 1917 ebbe il comando di Reggimento e il I e III Battaglione catturati mentre proteggevano la ritirata verso la valle del Piave del resto delle truppe italiane. Ricostituito con i rincalzi, il 46° partecipò alla risolutiva battaglia di Vittorio Veneto, passando per primo il Piave mezz'ora dopo la mezzanotte del 28 ottobre 1918.
Oliva chiude il suo volume con l'elenco di tutti i Caduti della REGGIO.

Copertina del volume con la cartolina del 46° risalente al periodo postbellico, realizzata dall’artista cagliaritano Filippo Figari che apparteneva al medesimo reggimento. Figari, che in quel periodo aveva iniziato i lavori per i dipinti della Sala consiliare del Municipio di via Roma, si arruolò come volontario nel 1916 e fu catturato al fronte dagli austriaci, riuscendo a fuggire e a rientrare in Italia. Decorato con la medaglia d’argento al valor militare.

“I sardi della Brigata Reggio - Storia del 46° Reggimento Fanteria nella guerra del 1915-18”
Autore: Nicola Oliva
Note introduttive di Alberto Monteverde e Carlo Figari

pagg. 348, Edizioni Della Torre, prezzo € 24.00

 

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